Guida completa sulla Vulvodinia

Cos'è la vulvodinia?

Guida vulvodinia

Nel 1987 viene coniato per la prima volta il termine ‘vulvodinia’ dal dottor Howard I. Glazer, che la descrive come un’iperestesia della vulva determinata da “un’eccessiva sensibilità delle fibre nervose in una parte ben precisa della vulva stessa”. Nonostante il termine vulvodinia esista da più di 30 anni è solo nell’ultimo periodo che la ricerca medica e la consapevolezza sulla vulvodinia sono cresciute notevolmente, portando a una migliore comprensione di questa condizione. È ancora una malattia misconosciuta e sempre più professionisti stanno iniziando a formarsi poich c'è ancora molta confusione in merito a termini e classificazioni, ma soprattutto in merito alla procedura diagnostica.

La vulvodinia è una condizione che colpisce molte donne in tutto il mondo. Si parla oggi di un 16% della popolazione femminile tra i 18 e 64 anni, ma è una percentuale in costante aumento poiché bisogna considerare quelle donne che hanno ancora timore ad aprirsi ad uno specialista o che magari reduci da esperienze sanitarie estremamente negative si sono chiuse nel loro dolore.

La vulvodinia viene oggi descritta in letteratura scientifica come un dolore vulvare che dura da almeno tre mesi senza una causa chiaramente identificabile (arrossamento o infezioni).

Si parla di vulvodinia generalizzata quando è interessata tutta l’area vulvare, invece di vulvodinia localizzata quando sono interessate solo alcune parti. La forma più frequente è la vestibolodinia, ovvero quando i sintomi si concentrano nella zona del vestibolo. Il vestibolo è la zona che sta intorno all’ingresso vaginale delimitata dal clitoride e l’area perinatale.

La vulvodinia può essere spontanea, quando il dolore è sempre presente, seppur con intensità diversa e andamento variabile, oppure provocata, quando il dolore è generato dal contatto (per esempio, può essere provocato dalla masturbazione o dai rapporti sessuali, dalle visite ginecologiche, dallo sfregamento con biancheria o indumenti stretti o dalla posizione seduta).

Quali sono i sintomi della Vulvodinia?

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Di seguito un elenco dei sintomi più frequentemente riferiti dalle pazienti, ma che non devono essere necessariamente tutti presenti per avere una diagnosi di vulvodinia:

  • bruciore (che può estendersi a piccole labbra, vestibolo, clitoride e ano);
  • prurito (anche anale);
  • sensazione di spilli o scosse elettriche;
  • sensazione di irritazione e di abrasione;
  • gonfiore delle piccole e grandi labbra;
  • secrezioni vaginali abbondanti;
  • sensazione di avere microlesioni nella vagina, fino ad avere vere e proprie ragadi o tagli visibili
  • Sensazione di secchezza
  • Disturbi urinari (minzione frequente, urgenza minzionale);
  • Disturbi intestinali;
  • Fitte trafittive (come una “coltellata”, soprattutto durante i rapporti penetrativi).

I sintomi di questa condizione possono variare notevolmente, oscillando tra manifestazioni lievi e intense che possono protrarsi per lunghi periodi.

L'esperienza della malattia è altamente soggettiva: alcune persone possono manifestare sintomi lievi, altre possono soffrire di sintomi molto gravi, mentre altre ancora possono attraversare periodi alterni di benessere e malessere. Anche le risposte alle terapie variano notevolmente, alcune persone rispondono rapidamente ai trattamenti e altre richiedono anni per ottenere benefici simili. Alcune possono raggiungere una completa remissione dei sintomi, altre possono sperimentare ricadute, mentre altre devono lavorare nel tempo per trovare un equilibrio con la malattia. È anche possibile attraversare tutte queste fasi. Gli stessi farmaci possono funzionare efficacemente per alcune persone ma non avere lo stesso impatto su altre, o possono inizialmente essere efficaci ma successivamente perdere efficacia.

Di conseguenza, l'impatto della malattia sulla vita varia notevolmente da persona a persona e nel corso del tempo. Una diagnosi precoce può aiutare a prevenire la cronicizzazione della malattia e il peggioramento dei sintomi. Per molte pazienti, con il trattamento adeguato, è stato possibile raggiungere una completa remissione dei sintomi o una parziale remissione che consenta una buona qualità di vita nonostante la malattia. Il periodo più difficile, talvolta protratto per anni, è quello in cui la persona non ha ancora ricevuto una diagnosi definitiva e soffre senza comprendere le cause dei sintomi. Anche la fase successiva alla diagnosi è complessa, poiché coinvolge l'elaborazione psicologica, il tempo necessario per il pieno effetto dei farmaci, la ricerca di terapie personalizzate e l'acquisizione di esperienza nel gestire la propria malattia.

Qual'è la causa della Vulvodinia?

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Le cause e il funzionamento della Vulvodinia e della neuropatia del pudendo non sono ancora del tutto note, ma si sa che possono essere generati da:

  • Agenti chimici: saponi intimi sbagliati, cloro della piscina, sostanze chimiche ad uso topico, coloranti nei vestiti, lubrificanti sbagliati;
  • Abuso di farmaci o utilizzo prolungato di antibiotici: soprattutto i fluorochinoloni, di cui è stato dimostrato l’effetto collaterale neurotossico. Sconsigliato anche l’abuso, sopratutto in assenza di infezione certa, di antibiotici e antimicotici.
  • Infezioni urinarie o vaginali ricorrenti;
  • Un trauma diretto: cadute sul coccige, parto con lacerazione o episiotomia, rapporti sessuali dolorosi protratti, interventi chirurgici in area pelvica, trattamenti laser non svolti correttamente che arrivano a danneggiare il derma e causare danno alle terminazioni nervose;
  • Disequilibrio ormonale: gli ormoni sessuali svolgono un ruolo fondamentale nel benessere della vulva e vagina; in caso di squilibri e cali ormonali prolungati si possono verificare casi di secchezza vaginale cronica che spesso, se non trattata, si può trasformare in Vulvodinia. Si dibatte ampiamente in ambito scientifico, inoltre, sui danni causati dagli estroprogestinici di sintesi (pillola, cerotto, anello, impianti sottocutanei).
  • Disfunzione dei nervi, fibromialgia;

Nella Vulvodinia e nella neuropatia del pudendo è spesso coinvolto il pavimento pelvico, che rappresenta l'insieme di muscoli e tendini che lavorano sinergicamente per espletare funzioni vitali come la minzione, la defecazione, la funzione sessuale e la respirazione. In genere, chi soffre di Vulvodinia o neuropatia del pudendo presenta anche una contrattura del pavimento pelvico, caratterizzata da difficoltà nel rilasciare la muscolatura. In altre parole, i muscoli si contraggono come meccanismo di difesa della zona dolorante e rimangono costantemente contratti, una condizione nota in ambito medico come "ipertono del pavimento pelvico."

Questa contrazione costante evolve in una contrattura che porta a una scarsa ossigenazione dei tessuti, noto come "ipossia." Tale condizione stimola la produzione di sostanze pro-infiammatorie, le quali, a loro volta, causano ulteriore bruciore e dolore. Si crea così un circolo vizioso in cui l'infiammazione, il dolore, la contrattura e la neuropatia si alimentano reciprocamente, mantenendosi in uno stato di auto-sostenimento.

È evidente a questo punto che questo ciclo vizioso può essere interrotto solo intervenendo su più punti distinti, ed ecco perché’ l’approccio terapeutico alla Vulvodinia è definito multidisciplinare.

Trattamenti per la Vulvodinia

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Come precedentemente discusso la Vulvodinia può essere scatenata da diversi fattori e per questo motivo il decorso della malattia e l’impatto sulla vita è una esperienza molto soggettiva che varia da donna a donna. Attualmente, esistono diversi approcci terapeutici disponibili, alcuni ancora in fase sperimentale, mentre altri iniziano ad essere supportati da studi e ricerche consolidati.

Gli stessi farmaci possono funzionare bene per una persona, ma non fare effetto su un’altra, oppure, possono funzionare per un lungo periodo, ma poi perdere efficacia.

La diagnosi precoce rimane fondamentale per intervenire in tempo ed evitare in cronicizzarsi della malattia e il peggioramento dei sintomi.

Nel trattamento della vulvodinia, oltre all'approccio farmacologico per contenere il dolore e il fastidio intimo, è essenziale adottare un approccio multidisciplinare.

Questo implica il coinvolgimento di diverse figure professionali specializzate, tra cui:

  • Un medico specializzato in urologia, ginecologia o neurologia con esperienza nel trattamento del dolore pelvico cronico.
  • Un'ostetrica o fisioterapista specializzata nella riabilitazione del pavimento pelvico, per aiutare a rilassare i muscoli della zona pelvica, riducendo le contratture e il dolore.
  • Un nutrizionista e/o gastroenterologo, se ci sono problemi o patologie intestinali correlati.
  • Una psicoterapeuta e/o sessuologo, per offrire supporto psicologico quando necessario.

Questo approccio multidisciplinare mira a fornire alle pazienti una gamma completa di risorse e strumenti per affrontare la Vulvodinia in modo efficace e migliorare la loro qualità di vita.

Protocolli terapeutici per la Vulvodinia

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💊 Farmaci

Molecole come Amitriptilina, Gabapentina e Pregabalin sono utilizzate da anni per la Vulvodinia. Queste terapie sono prescritte dal medico e modificano i livelli dei neurotrasmettitori (sostanze chimiche che conducono gli impulsi da un nervo all’altro). Originariamente sviluppate per la gestione della depressione o per il controllo dell'epilessia, si sono dimostrate efficaci anche nel trattamento di alcuni tipi di dolore cronico associato alle terminazioni nervose. Per il trattamento della Vulvodinia, questi farmaci sono prescritti a dosaggi notevolmente inferiori rispetto alle terapie per cui sono stati inizialmente concepiti. Tuttavia, è importante notare che possono comportare effetti collaterali significativi. Di fatto, molti pazienti sono costretti ad interrompere queste terapie a causa degli effetti collaterali rilevanti che ne derivano.

Ovuli di Diazepam (principio attivo del Valium) e Baclofen da inserire direttamente in vagina, vengono invece prescritti per avere un’azione anti-dolorifica e mio-rilassante in caso di contrattura muscolare importante. Per anni alle pazienti veniva prescritto il Valium e consigliato di mettere la pastiglia per uso orale in vagina. Oggi, all’interno di farmacie galeniche come la Farmacia San Carlo, vengono allestiti ovuli di Diazepam che veicolano il principio attivo del Valium in eccipienti e formulazioni più efficaci e specifiche per uso vaginale.

🧴 Anestetici Locali in crema 

Anestetici topici in crema, come la lidocaina, vengono applicati direttamente in sede vestibolare per alleviare transitoriamente il dolore, a volte anche prima dei rapporti sessuali, anche se è fortemente sconsigliato.


È fondamentale evitare l'abuso di tali prodotti poiché il loro uso frequente può causare reazioni allergiche e contribuire all'ulteriore secchezza della mucosa. Inoltre, è essenziale comprendere che l'addormentamento temporaneo del nervo è una soluzione a breve termine per il dolore, e le conseguenze potrebbero rivelarsi più gravi una volta che l'effetto anestetico svanisce.

🌱 CBD (cannabidiolo)

Il CBD è una molecola derivante della Cannabis già ampiamente studiata e utilizzata per molte condizioni. Il CBD ha principalmente tre finalità:

  1. Azione antinfiammatoria
  2. Azione analgesica
  3. Azione anti-neuropatica

Queste 3 azioni rappresentano il gold standard per una condizione complessa come la Vulvodinia e spiega il motivo per cui si stanno ottenendo risultati straordinariamente positivi nell'utilizzo del CBD sulla Vulvodinia.

Come viene utilizzato?

  • Preparati a base di CBD: Il CBD è una molecola naturale con poche controindicazioni. Su prescrizione medica, è possibile optare per ovuli di CBD o preparati orali, che vengono preparati in farmacie galeniche specializzate, come alternative al Diazepam e al Baclofen.
  • Elettroporazione di CBD: Ostetriche e fisioterapiste con cui collaboriamo hanno iniziato a fare sedute di elettroprorazione utilizzando il CBD come veicolo, ottenendo ottimi risultati. L'elettroporazione è un procedimento in cui una sonda, tramite micro-correnti innocue, apre i pori nelle cellule, agevolando l'assorbimento mirato delle sostanze veicolate, in questo caso del CBD. L'elettroporazione dovrebbe essere eseguita da ostetriche o fisioterapiste esperte e può persino essere effettuata a casa dalla paziente, ma solo dopo aver appreso dalla specialista come utilizzare la sonda correttamente per evitare possibili danni derivanti da un uso improprio.
  • Creme locali ad alto dosaggio di CBD: Molte pazienti applicavano già i nostri oli di CBD con grande beneficio, per questo motivo abbiamo sviluppato creme intime ad alto contenuto di CBD, integrate con una sinergia di principi attivi, al fine di massimizzare gli effetti terapeutici. CBGyn e CBDea sono consigliate dai migliori medici e specialisti per settore.

CBGyn

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CBGyn è un lipogel che presenta una texture molto ricca e che permane maggiormente sulla pelle. Contiene un alto dosaggio di CBD, Argento colloidale, Olio di Iperico e Olio Ozonizzato. Questa sinergia di principi attivi lo rende estremamente emolliente, disinfettante e cicatrizzante, per questo è particolarmente indicato in caso di infiammazione e bruciore, causato da una eccessiva contrazione muscolare. Idealmente va applicata la sera prima di andare a letto così da creare un impacco emolliente e lenitivo, ma può essere usato anche durante il giorno per ammorbidire la zona irritata.

CBGyn è dermatologicamente testato su pelle sensibili ed è ottimo applicato prima dei rapporti. La sua formula oleosa e l'alto contenuto di CBD contribuiscono a miorilassare ed ammorbidire la zona.

CBDea

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CBDea è un gel a base acquosa, molto facile da applicare e di rapido assorbimento. Contiene un alto dosaggio di CBD e di Acido Ialuronico, e questo lo rende estremamente idratante e lenitivo. È consigliato per un sollievo immediato e lo si può utilizzare più volte durante la giornata, in quanto dona una sensazione di freschezza senza lasciare residui.


CBDea è dermatologicamente testato su pelli sensibili ed è ottimo applicato dopo i rapporti sessuali. La sua formula dona subito freschezza in quanto idratare e riequilibrare la zona.

CBGyn o CBDea? Quale scegliere?

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L’approccio ideale per affrontare il dolore cronico e il fastidio intenso prevede l’utilizzo combinato di CBDea e CBGyn. Durante il giorno è consigliabile applicare CBDea più volte al bisogno, mentre CBGyn è particolarmente benefico utilizzato in caso di forte fastidio, la sera prima di coricarsi e prima dei rapporti intimi.

I risultati che abbiamo ottenuto dai test condotti e dai feedback ricevuti sono stati straordinariamente positivi. Solitamente i primi benefici iniziano a manifestarsi già nella prima settimana e mezzo di utilizzo costante.Consigliamo quindi di iniziare con un utilizzo costante per un periodo iniziale per permettere al corpo di beneficiare appieno delle proprietà terapeutiche di entrambe le creme.

Consigli utili per trattare la Vulvodinia

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1Mestruazioni: addio salva slip
Utilizzare assorbenti in puro cotone ed è preferibile evitare l’utilizzo di assorbenti interni. Ci sono ormai diversi studi che evidenziano come i salva slip siano sconsigliati a tutte le donne, in particolare modo a chi soffre di disturbi intimi; essi creano un ambiente umido, favoriscono la proliferazione di batteri e non fanno respirare la zona correttamente.
2Igiene intima: Attenzione ad agenti chimici aggressivi
È molto importante utilizzare detergenti intimi che rispettino il ph acido della zona vulvare. Le linee guida suggeriscono che il detergente intimo ideale è intorno a un ph 5.5. Evitare creme che possono scatenare reazione allergiche, anche se naturali o prodotti (lubrificanti, creme, detergenti) troppo aggressivi.
3Regolarizza l’intestino
Disturbi intestinali come stipsi, diarrea e la sindrome dell'intestino irritabile possono avere un impatto negativo sulla vulvodinia e sulla neuropatia del pudendo. In queste circostanze, è consigliabile consultare uno specialista per affrontare la questione dell'alimentazione e considerare l'uso di fermenti lattici o integrazioni di fibre. La malva, ad esempio, rappresenta un valido alleato per migliorare sia le problematiche intestinali che quelle urinarie. Mantenere un'adeguata idratazione è sempre utile.
4Non trattenere la pipì
Evitare di trattenere l'urina e di spingere durante la minzione è essenziale poiché queste azioni possono risultare dannose per il pavimento pelvico. Nel caso in cui si sperimenti difficoltà nella minzione, causate da una muscolatura contratta, in particolare dopo i rapporti sessuali, si può tentare di aiutarsi utilizzando un getto d'acqua tiepida del bidet diretto sulla parte inferiore dell'addome.
5Stare sedute troppo a lungo
In generale, la posizione seduta prolungata può aggravare i sintomi della vulvodinia e della neuropatia del pudendo. Pertanto, è consigliabile evitare la posizione seduta il più possibile. Quando ci si trova costretti a sedere, è importante non incrociare le gambe e cercare di alzarsi almeno ogni ora per alleviare la pressione sul pavimento pelvico
6Posso ancora fare sesso?
Durante i periodi di dolore acuto, i rapporti sessuali e persino la masturbazione possono diventare impossibili, e in tali momenti è fondamentale rispettare e ascoltare il proprio corpo. Invece, è importante comunicare con il partner e coltivare altre forme di intimità e affetto. Anche i gesti più piccoli possono far sentire amate le persone. Per chi sperimenta dolore al vestibolo, la penetrazione potrebbe risultare impossibile per un periodo prolungato, ma ci sono numerose altre esperienze da condividere in camera da letto. La condivisione di fantasie e la creatività diventano ingredienti fondamentali per mantenere viva la dimensione erotica della relazione. Molte pazienti riportano che, dopo la diagnosi, hanno scoperto una sessualità alternativa e molto appagante. La comunicazione con il partner è la chiave per costruire una relazione sana, sia che si tratti di una relazione a lungo termine o di incontri occasionali.

Inoltre, è importante notare che il sesso con la vulvodinia può comportare effetti collaterali, in quanto può aumentare temporaneamente i sintomi dopo il rapporto. Per questo motivo vengono consigliati prodotti come CBGyn e CBDea da applicare rispettivamente prima e dopo i rapporti sessuali, al fine di contribuire al benessere e al sollievo.
7Attività sportiva: lo yoga fa davvero bene?
In generale, è bene evitare tutte quelle attività che prevedono una frizione e sfregamento nella zona intima (es. ciclismo o equitazione), o che causano un’eccessiva ed ulteriore contrazione del pavimento pelvico (allenamento con carichi pesanti o yoga dinamico). Durante lo sport è importante l’ascolto del corpo (percepire lo stato di contrattura e rilassamento) e sarà fondamentale effettuare stretching del pavimento pelvico e della muscolatura accessoria prima e dopo l’attività sportiva.